Aspettando il Natale

Delle tradizioni letterarie e figurative intorno al Natale parlavo spesso con Romeo De Maio, mio maestro, che puntualmente mi invitava a servirmi degli strumenti filologici, in particolare della filologia d’arte, per coglierne simboli e linguaggi. D’altra parte, lo sapeva bene il teologo Karl Barth, considerato da Pio xiiil più profondo dai tempi di Tommaso d’Aquino, che sulla Volta Sistina di Michelangelo e nelle partiture musicali di Beethoven ritrovava peculiari rivelazioni del divino.

Al Professore, come amavo chiamarlo, devo anche l’invito a riflettere criticamente sull’autonomia di coscienza del Buonarroti, una costante nella sua opera e nel vissuto biografico, che portò il Maestro a contrapporsi per tutto l’arco della sua vita all’ideologia del potere e alla prevaricazione dell’autorità. Kant pose non a caso Michelangelo al principio della svolta, costruendo su di lui la genealogia della modernità: è il primo dei moderni, scrisse in un frammento dell’Antropologia, e il suo spirito si è reincarnato in Newton dopo essere passato per Galilei.

Goethe, al pari di Kant, considerava Michelangelo il primo dei moderni, specialmente dopo averne ammirato a Romala Volta Sistina e i suoi simboli universali. Scoperta del Buonarroti fu la disperazione di Gesù, a cominciare dai dolorosi presentimenti dell’infanzia, per cui non deve stupire se per settantacinque anni condusse uno studio senza sosta sulla passione di Cristo. Studio portato avanti fino a tre giorni prima della morte sulla Pietà Rondanini, in cui il Maestro volle esprimere il concetto umanistico che Cristo,con il volto appena abbozzato, costituisce ricerca ininterrotta dell’individuo.

Secondo la concezione di Michelangelo, che aveva studiato con rara intensità la natività di Gesù e la sua infanzia, muovendosi con senso critico e perizia filologica tra le fonti della fede, Cristo era stato un essere tragico secondo l’accezione umanistica, ossia tutto pervaso dalla dignitas hominis. Quella dignità dell’uomo che in questo specifico contesto significa essenzialmente libertà di pensiero e coscienza autonoma. Il protestante Barth, lettore entusiasta di Schleiermacher e Kant, mutuava proprio da Michelangelo il concetto di fides quaerens intellectum, ossia dell’intelletto che sostiene la fede, espresso particolarmente nell’oscuro e tardo disegno michelangiolesco L’adorazione dei pastori, che costituì tra l’altro il modello di un’incisione ad acquaforte e bulino di Gian Battista Franco: vi si afferma l’idea che la mente umana, accostandosi al mistero del Cristo appena nato,non contempla, ma è portata a disputare.

Come non richiamare in questo contesto una peculiare fonte michelangiolesca come la tavola dell’Adorazione dei Magi di Leonardo, conservata agli Uffizi di Firenze: per Leonardo, al pari di Michelangelo, la disputa essenzialmente è ricerca che serve ad approfondire la fede, non mera adorazione apologetica. E i Magi vengono considerati da Michelangelo maestri del dubbio nel senso che lo comunicavano a chiunque li accostasse. È infatti motivo peculiare dell’Umanesimo concepire l’essere come un individuo-soggetto che antepone la dimensione della libertà di pensiero, di parola e di domanda all’appagamento effimero nelle autorità ordinatrici e obbliganti, scegliendo di vivere nel dubbio civile e nella parrhesia. Il che fu compreso bene proprio da Leonardo, il quale, ricordando una celebre sentenza di Orazio (Satira x, vv. 59-60), fece osservare che «Iddio ci vende tutti li beni per prezzo di fatica»(Windsor Castle, Royal Library, Leonardo da Vinci, ms. Windsor,f. 12642v).

Nessuno come Leonardo sa introdurre alla dimensione intima del Natale d’affetto, che si serve della poesia per cogliere il mistero del divino e i suoi simboli: la Madonna dipinta sulla ricordata Tavola degli Uffizi ha consapevolezza che nulla potrà distrarla, nemmeno i Magi in processione con i loro doni; e sa anche che non potrà mai distrarre il Bambino dal suo crudele destino. È evidente l’affinità della Tavola leonardiana degli Uffizi con la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, esposta nella Galleria Nazionale di Urbino. In particolare, lo è per la dolorosa tenerezza mostrata da Piero verso il Cristo e per il senso della fede concepita come fatica della ricerca, più che come conforto di una certezza.

Raffaello recupera invece il concetto natalizio del sacrificio nella Sacra famiglia con l’agnello esposta al Prado di Madrid, in cui rivela un senso profondo di angoscia nel triste presagio che il Bambino sarà sacrificato come l’agnello su cui siede a cavalcioni. Presagio che si coglie anche nella sua straordinaria Madonna Sistina,in esposizione a Dresda e posteriore di circa sei anni alla Tavola del Prado. Quello di Cristo è infatti anche un dramma umano, come il menzionato Karl Barth intuirà come pochi nel Novecento.

Dramma umano che Caravaggio espresse magistralmente nella Deposizione di Cristo della Pinacoteca Vaticana, commissionata al Merisi non prima della primavera del 1600 (e non oltre il 1602) e realizzata per la cappella della Pietà alla Chiesa Nuova dei padri dell’Oratorio. In questo dipinto Caravaggio mostra di aver recepito in pieno le loro preferenze iconografiche e i motivi di fondo dell’erudizione filippina, ispirati al primitivismo cristiano, al corrente gusto antiquario e al pauperismo evangelico. Non è da escludere che lo stesso Cesare Baronio, padre della storiografia ecclesiastica cattolica e successore di Filippo Neri alla guida dell’Oratorio, sia stato in questo contesto un diretto interlocutore del Merisi e abbia fornito specifiche indicazioni iconografiche ai fini della formulazione della Deposizione. E non si può nemmeno escludere che il volto di Nicodemo, il quale stringe a sé Cristo morto tenendolo sollevato per le gambe, siaproprio quello del cardinal Baronio, che con le sue «historie» intendeva riscoprire su basi filologiche la purezza della Chiesa primitiva e ridarle il suo volto più autentico.

Con questa sua tela Caravaggio riportò il dibattito intorno alla passione di Cristo sul terreno drammatico della testimonianza religiosa di vita, volendo quasi rassicurare non solo gli astanti, ma i suoi stessi conemporanei, che Gesù è prima di tutto nella storia. In sintonia con la cultura dell’Oratorio, è percepibile nel Merisi l’esigenza di rivivere nel presente la sua Passione ancorandola alla verità storica, ossia alla verità intesa come ricerca. Caravaggio si sentealla ricerca dell’umanità di Cristo e del divino nella storia. Non a caso, nella contemporaneaPresa di Cristo nell’Orto, conservata presso la National Gallery of Ireland di Dublino, volle ritrarsi con la lanterna, come Diogene.

Auguro perciò a Voi tutti, studenti, famiglie, amici e componenti della nostra comunità educante, un Natale d’affetto, da vivere sulla scia di Michelangelo e Caravaggio nell’inquietudine etica e nella fatica della ricerca.

Stefano Zen

[Referenze bibliografiche: K. Barth,L’Epistola ai Romani (1922), cura, introduzione e traduzione di G. Miegge, Milano, Feltrinelli, 2009; Idem, Anselmo d’Aosta.Fides quaerens intellectum. La prova dell’esistenza di Dio secondo Anselmo nel contesto del suo programma teologico (1931), a cura di M. Vergottini, Brescia, Morcelliana, 2001; Id.,L’umanità di Dio. L’attualità del messaggio cristiano (1956), a cura e con un saggio di S. Rostagno,iii ed., Torino, Claudiana, 2010; R. De Maio, Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, Napoli, Guida, 1973 (ii ed.: Napoli, Guida, 1992); Id., Michelangelo e la Controriforma, Roma-Bari, Laterza, 1978 (ii ed.: Roma-Bari, Laterza, 1981; iii ed.: Firenze, Sansoni, 1990); Id., Rinascimento lievemente narrato, Napoli, Guida, 1993; Id., Rinascimento senza toga, Napoli, Alfredo Guida, 1999; C. Dionisotti, Leonardo uomo di lettere, «Italia medievale e umanistica», 5 (1962), pp. 183-216; L. Gulia-I. Herklotz-S. Zen (a cura di), Società, cultura e vita religiosa in età moderna. Studi in onore di Romeo De Maio, Sora, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», 2009; I. Kant,Handschriftlicher Nachlass, vol. ii/2, Anthropologie, 2, Berlin-Leipzig, De Gruyter, 1923; G. Scarpat, Parrhesia greca, parrhesia cristiana, Brescia, Paideia, 2001; S. Zen, Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico, prefazione di R. De Maio, Napoli, Vivarium, 1994; Id., Filologia d’arte e simbologie del Natale, in Frammenti di filosofia contemporanea, vol. xxiv, a cura di I. Pozzoni, Villasanta (MB), Limina Mentis, 2018, pp. 107-118; Id., L’età moderna di Romeo De Maio: problemi e prospettive, in Frammenti di filosofia contemporanea, vol. xxvii, a cura di I. Pozzoni, Villasanta (MB), Limina Mentis, 2018, in stampa; A. Zuccari, Caravaggio controluce. Ideali e capolavori, prefazione di M. Calvesi, Ginevra-Milano, Skira, 2011].

 
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