Natale 2020

Care studentesse, cari studenti, care famiglie,

si va concludendo un anno che nessuno di noi avrebbe immaginato così carico di preoccupazioni e sofferenze. E non solo per la gravissima emergenza epidemiologica che stiamo tuttora vivendo: la più grave degli ultimi due secoli. A spaventarci, è il caso di dirlo, è anche la crisi economica e sociale, le cui dimensioni ancora oggi non sono del tutto chiare e definite, ma i cui effetti si sono già fatti sentire, con gravi conseguenze soprattutto per le strutture e le persone più fragili ed esposte.

Anche per questo motivo, le imminenti festività natalizie assumono un valore simbolico ancora più intenso e ci spingono a cogliere nel profondo il senso cristiano dell’incarnazione, al di là delle differenze confessionali e dei diversi orientamenti di pensiero. Lo stesso Bambin Gesù sembra rappresentare la solitudine del dolore, come seppe esprimere tra i pittori, con rara commozione, specialmente Filippo Lippi. Gli artisti religiosi più intuitivi, come per esempio Hieronymus Bosch, hanno evidenziato che per cogliere il mistero di quel Bambino occorre mettersi in viaggio come fecero simbolicamente i Magi. Quei Magi che si mostrano consapevoli del fatto che il loro è un viaggio di coscienza: è una faticosa ricerca di luce per dare senso all’esistenza umana.

Mai come in questi giorni, sembra tuttavia difficile dare un senso alla vita, ma un punto fermo deve esserci, specialmente per i più giovani e gli adolescenti. E mi piace pensare, e affermare con voi, che accanto alla famiglia – incarnazione inalterata del nucleo di affetti che prese corpo a Betlemme – ci sia ora e domani la Scuola. Quella Scuola che c’è sempre, che non si sottrae ai suoi doveri, soprattutto nei momenti più difficili, e non arretra mai d’un passo, grazie alla fatica silenziosa e quotidiana delle sue componenti. Una Scuola che vi ha aspettato non senza emozione a settembre e che ora, dopo questa lunga parentesi di lontananza, vi attende con gioia e impazienza il 7 gennaio prossimo, con la speranza che le parole non si dissolvano al vento e si traducano in atti concreti, a beneficio di tutti gli studenti, della loro sete di conoscenza e della congiunta necessità di vivere la formazione personale in una rete reale di relazioni e di affetti.

L’impossibilità di incontrarci ora non deve impedirci di manifestare gli abituali sentimenti di solidarietà, concordia umana e unanimità, tra l’altro così cari a un gigante della civiltà umanistica come Erasmo e al suo amico Thomas More. Ed è con questo spirito di amicizia e di immutata vicinanza che desidero augurare a voi tutti e alle vostre famiglie un Natale sereno e di intima gioia, capace di illuminare il vostro cammino futuro.

Con affetto,

Stefano Zen

 
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